Attuazione Codice dei contratti: cosa accadrà con il nuovo Governo?

Il 2016 verrà certamente ricordato dagli operatori del nostro settore come l’anno della riforma epocale delle leggi che regolano gli appalti pubblici in Italia.La necessità di recepire le direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio entro il 18 aprile 2016, ha infatti portato il Parlamento alla definizione della Legge 28 gennaio 2016, n. 11 (Gazzetta Ufficiale 29/01/2016, n. 23) con la quale si è delegato il Governo alla formulazione di un decreto legislativo entro il 18 aprile 2016 per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE o alla pubblicazione entro il 31 luglio 2016 di un altro decreto legislativo per il riordino complessivo della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.Il Governo scelse la soluzione di un unico decreto e pubblicò in Gazzetta (S.O. n. 10 alla G.U. del 19/04/2016, n. 91) l’ormai conosciuto D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50 presentandolo con soddisfazione alla stampa in pompa magna parlando di una vera semplificazione del settore che sarebbe passato da un corpo normativo di 495 articoli (257 del D.Lgs. n. 163/2006 più i 238 articoli del regolamento di attuazione D.P.R. n. 207/2010) ad uno di appena 220. Dimenticando, però, di dire che per la completa definizione della riforma sarebbe stato necessario pubblicare 64 provvedimenti attuativi di cui, ad oggi, ne sono stati pubblicati appena 23.Tra decreti ministeriali, Linee guida ANAC vincolanti e non vincolanti si è creato un sistema iperstatico le cui complessità possono essere riassunte nei seguenti punti:

  • difficoltà nell’attuazione della riforma in tempi rapidi – Ogni provvedimento di attuazione prevede infatti diversi passaggi (commissioni parlamentari, conferenza stato regioni, CSLP, Consiglio di Stato) che necessita delle tempistiche nettamente superiori rispetto ad un unico decreto (come lo era il D.P.R. n. 207/2010);
  • difficoltà degli operatori – Oggi i vari soggetti che intervengono nella definizione di un appalto (S.A., RUP, progettista, direttore dei lavori, collaudatore,…) devono consultare una serie infinita di documenti, in alcuni casi non ancora definiti.

Tra le altre cose, ricordiamo che il 15 luglio 2016 (3 mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta del D.Lgs. n. 50/2016) fu pubblicata una errata corrige monstre che è intervenuta:

  • con circa 170 modifiche;
  • modificando 100 articoli su 220 (il 44% dell’articolato).

L’anno successivo (il 19 aprile 2017) fu, invece, pubblicato l’unico decreto correttivo previsto dalla Legge delega, il D.Lgs. 19 aprile 2017, n. 56, costituito da 131 articoli in cui sono riportate altre 400 modifiche a circa 130 articoli del Codice.Ciò premesso, dati alla mano il nuovo Codice è ormai stato contestato e/o criticato da quasi tutti gli operatori della filiera dell’edilizia (come Ance, Legacoop produzione e servizi, Anaepa Confartigianato edilizia, Cna Costruzioni, Fiae Casartigiani, Claai, Aniem, Confapi Aniem, Oice, CNI, CNAPPC,…). L’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha parlato di “PAESE DA CODICE ROSSO” parlando di opere bloccate, in ritardo o incompiute a causa delle procedure farraginose, della burocrazia asfissiante e delle disfunzioni legate al Codice. Tutta la filiera delle costruzioni ha parlato di un innumerevole numero di criticità, proponendo addirittura di ripensare il Codice al fine di:

  • impedire l’introduzione di livelli regolatori superiori a quelli imposti dalle Direttive UE (divieto di Gold plating);
  • predisporre un articolato più semplice, suddiviso in lavori, servizi e forniture, accompagnato da un unico regolamento attuativo, dotato di forza cogente, in cui far confluire la normativa di dettaglio e le linee guida Anac.

Da parte nostra, abbiamo proposto di intervenire con una regolamentazione unica (come lo era il vecchio D.P.R. n. 207/2010) suddividendola sui tre argomenti basilari nella progettazione e realizzazione delle opere pubbliche. In pratica, tenendo, conto del lavoro già fatto dall’ANAC con le linee guida già in vigore e che, pur essendo state predisposte, non sono entrate, ancora, in vigore, potrebbero essere realizzati i tre regolamenti (vincolanti) che dovrebbero essere emanati come decreti ministeriali su:

  • programmazione e progettazione;
  • affidamento;
  • realizzazione.

Queste, però, sono solo le proposte degli operatori del settore e, considerata la sordità che ha accompagnato il Governo nella redazione del D.Lgs. n. 50/2016, ci chiediamo quali siano le intenzioni del nuovo Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del nuovo Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Avranno intenzione di occuparsi di queste criticità o continueranno semplicemente a dar seguito al lavoro già cominciato dal vecchio Governo?

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