Microappalti nella voragine dello Sblocca cantieri

Da una parte ci sono dati che comprovano un periodo florido, un piccolo miracolo italiano: in pochi mesi (meno di cinque), circa il 95% dei 400 milioni stanziati dalla legge di Bilancio per il finanziamento dei lavori pubblici nei piccoli comuni, sono stati appaltati, e circa il 36% (dunque 135,4 milioni di euro), sono stati erogati. Un fatto assolutamente insolito per l’Italia degli appalti.

Dall’altro lato, altri dati, insistono su un crollo degli appalti integrati a giugno. Sembrano infatti essersi dissolti nel nulla almeno un terzo dei bandi sotto 150 mila euro. Tracciamo meglio la storia di questa “sparizione”…

Microappalti e Sblocca cantieri, qual è il problema?

I dati a cui ci riferiamo sono quelli tratti dall’osservatorio mensile sui bandi di gara per lavori pubblici tenuto dal Cresme (curiosi? scaricatelo a fine articolo!).

Sembra che come principale effetto sui micro-appalti, lo Sblocca cantieri abbia in poco tempo, da quando è attivo, fatto sparire oltre un terzo dei bandi relativi all’assegnazione dei micro-cantieri; tutto grazie alla nuova regola di affidamento diretto dei lavori fino a 150 mila euro.

Osservando i dati del Cresme, uno dei dati più interessanti è quello sui micro appalti: a giugno 2019 i bandi per l’assegnazione di commesse che rientrano sotto i 150 mila euro sono calati a 533 in corrispondenza di 34 milioni di euro. Ricordiamo che con le novità dello Sblocca cantieri, queste commesse possono essere assegnate direttamente dai funzionari pubblici in via fiduciaria, previa consultazione di almeno tre preventivi (qualora disponibili).

L’anno scorso invece il Cresme rilevava 845 avvisi in questa fascia, pertanto il calo rispetto al 2018 è pari al 36,9%, attestando la tipologia di appalti non vincolati a pubblicità a un importo di 21 milioni di euro. Parliamo di una differenza di 31 milioni di euro, da 55 a 24 milioni.

Eppure giugno 2019 si chiude con segno positivo…

Di fatto ci sono parecchi saliscendi, e occorre fare attenzione ai dati registrati: giugno è stato un mese ricco di maxi-importi, con un + 4,2% di importi messi a gara, ma si attesta un -12,2% di numero di avvisi registrati (1.919 contro i 2.241 dell’anno scorso, dato che conferma lo stop per l’avvento dello Sblocca cantieri).

Ad alzare il peso degli importi a gara, sicuramente ci sono i due bandi pubblicati da Autostrade per la terza corsia sulla Firenze-Pistoia (248 milioni) e per la gestione dello “smarino” nel cantiere per la Gronda di Genova (146 milioni).

Quali i bandi più penalizzati?

Bloccati maggiormente gli appalti integrati, per cui invece si erano previste molte pubblicazione, data la decisione dello Sblocca cantieri di congelare fino al 2020 l’obbligo di bandire le gare su progetto esecutivo. Nulla  di tutto ciò è accaduto, e il numero di bandi di progetto e lavori si è dimezzato: si è passati da 50 a 26 avvisi.

Anche gli importi sono crollati del 77,5%: da 1,65 miliardi a 370 milioni. Cosa significa? È probabile che questo sia solo un segnale della sfiducia della amministrazioni che non credono in fondo nelle nuove regole del decreto. “Voci di corridoio” affermano che forse le amministrazioni non si fidano della “liberalizzazione” a metà sancita dal decreto: colpa dell’evidente errore che ha cancellato solo in parte i divieti previsti dal codice appalti, lasciando in vita le norme che obbligano a bandire le gare su progetto esecutivo.

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