Sblocca Cantieri e Codice dei contratti: nell’attesa della conversione vanno in scena le audizioni farsa

Nonostante il Decreto legge 18 aprile 2019, n 32(c.d. Decreto Sblocca Cantieri) recante “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici” vada verso la sua necessaria conversione, sono andate in scena tra la giornata del 10 e quella dell’11 giugno 2019 le audizioni dei principali stakeholder tra i quali l’OICE, l’ANCE , CGIL, CISL ed UIL, LIBERA. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) per la quale non si era riuscito a fissare un’audizione in Commissioni riunite 8a (Lavori pubblici, comunicazioni) e 13a (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato, quando cioè l’intervento dell’ANAC avrebbe potuto essere determinante.

Già, perché pur essendo i contenuti di queste audizioni interessanti e meritevoli di menzione, il dato di fatto è che le stesse avranno un impatto sull’articolato quanto può servire masticare una chewingum per risolvere un integrale.

Lo stesso presidente ANAC Raffaele Cantone, pur apprezzando l’audizione, ha subito chiarito che l’impatto della stessa sarà relativo anche se servirà almeno a fare chiarezza soprattutto in merito all’impatto dei compiti dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Immediata la stoccata del Presidente ANAC sul D.L. n. 32/2019 che avrebbe dovuto essere un provvedimento di urgenza volto a rispondere a delle necessità immediate per “sbloccare” appunto i cantieri, rimandando la riforma a 360° del Codice ad una legge delega ma che agendo in modo strutturale lo cambia profondamente in molti dei principi cardine del 2016. Il Codice che uscirà dalla conversione in legge dello Sblocca Cantieri, secondo il Presidente ANAC sarà un ibrido tra l’idea prevista all’atto di creazione del D.Lgs. n. 50/2016 e un’altra completamente diversa.

In merito alle notizie apparse recentemente su alcune testate giornalistiche generaliste (ed evidentemente poco preparate) di una possibile sospensione del Codice, Cantone ha chiarito che si tratta solo di alcune limitate sospensioni che incidono in modo chirurgico su determinate caratteristiche di sistema del Codice.

Le tre sospensioni contenuti nell’art. 1 intervengono su elementi fondamentali:

  • la sospensione dell’art. 37, comma 4 fa venire in meno l’idea di ridurre il numero delle stazioni appaltanti ritornando ad un’idea di stazioni appaltanti “diffuse”;
  • la sospensione art. 59 rappresenta la messa in discussione di uno dei capisaldi principali del Codice del 2016 con il ritorno dell’appalto integrato, nonostante quest’istituto avesse dimostrato tutta la sua pericolosità e criticità;
  • la sospensione dell’albo dei commissari di gara che contrasta l’idea iniziale prevista dal D.L. n. 32/2019 con una semplice proroga.

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